Un progetto per fare la differenza

E’ un dato certo, negli organi di governance delle società italiane, sia pubbliche sia private, ci sono ‘troppe poche donne’. Ma dal 12 agosto 2012, nel procedere al rinnovo degli organi di amministrazione e di controllo, le società quotate in borsa e le società controllate dalle pubbliche amministrazioni, per tre mandati consecutivi (quindi per circa un decennio), dovranno adeguarsi agli obblighi introdotti dalla legge n. 120 del 2011, sulle quote di genere, che modifica il testo unico dell’intermediazione finanziaria (d. lgs. n. 58/1998). Lo scopo della legge c.d. Golfo-Mosca è quello di contrastare l’attuale massiccia presenza di quote ‘azzurre’ negli organi societari di gestione e di controllo.

E’ vero che il vincolo riguarda solo una piccola parte del variegato mondo delle aziende, ma la fissazione di quote ex ante potrebbe accrescere la partecipazione femminile e soprattutto potrebbe costituire il segnale di un cambiamento anche culturale del ruolo delle donne nella società. Quindi le quote di genere potrebbero divenire un modello di imitare da parte delle altre imprese, magari percorrendo la via della c.d. “responsabilità sociale” in considerazione della base etica della meritocrazia quale capacità di promuovere l’eguaglianza delle opportunità. Inoltre la spinta a varcare la soglia della diseguaglianza ‘verticale’ potrebbe influire positivamente sulla perdurante questione del gender wage gap.

Da qui l’idea che l’Università di Udine possa dare una mano vuoi alle aziende, private e pubbliche, disorientate nella ricerca della donna ‘giusta’ per gli organi decisionali, vuoi alle donne preparate e motivate per rendere visibile il loro merito e i talenti, vuoi alla società per utilizzare il prezioso serbatoio di talenti e di professionalità a disposizione.

Pertanto il nostro progetto intende promuovere una maggiore inclusione delle donne nella vita economica e porre le premesse per una leadership al femminile.

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